Vino italiano: GDO e fuori-casa tengono, export soffre ma meglio della media globale
Il quadro del vino italiano nel 2026 è complesso ma non privo di spiragli positivi. Dall’Assemblea Generale Federvini, intitolata “Vini, spiriti e aceti alla prova del nuovo (dis)ordine mondiale” e tenutasi a Roma, emerge un settore che resiste: l’export soffre ma meglio degli altri paesi produttori, mentre il mercato interno regge trainato dalla GDO e dagli sparkling wine.
Export: meno peggio degli altri
Secondo i dati elaborati da Wine Monitor/Nomisma, il primo trimestre 2026 si apre in frenata per tutti i principali paesi produttori, con una contrazione del 17,1% nel valore delle importazioni sui 12 mercati di riferimento. Gli Stati Uniti registrano il calo più netto (-38,9%), seguiti da Cina (-10,6%) e Canada (-10,5%). In questo scenario, l’export italiano mostra un calo del 13,3%, performando meglio del calo complessivo della domanda.
Dazi USA e la nuova normalità
Giacomo Ponti, presidente Federvini, ha dichiarato: “Il 2025 ci ha messo alla prova con un’intensità senza precedenti: prima i dazi reciproci, poi la sospensione e infine l’attuale regime al 10% in vigore fino al 24 luglio. Le nostre imprese hanno dimostrato una straordinaria capacità di adattamento e hanno capito una cosa: operiamo in uno scenario in cui l’incertezza è la nuova normalità.” Ponti ha sottolineato l’urgenza di concludere la ratifica dell’accordo UE-USA e la preoccupazione per il taglio del 20% alla PAC post-2027.
Diversificazione dei mercati
Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, in collegamento dal Sudafrica, ha ribadito l’impegno del governo per la promozione del made in Italy: “Siamo la nazione che investe nel settore primario come mai prima d’ora, oltre 16 miliardi di euro dal solo Ministero dell’Agricoltura.”
Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha aggiunto: “Il vino è un fiore all’occhiello del nostro paese, siamo il primo produttore mondiale e il secondo esportatore. Negli Stati Uniti le cose sono andate meno male del previsto. La qualità del vino italiano può superare la barriera economica, perché il consumatore americano che ama il vino italiano è disposto a pagare un po’ di più.” Tajani ha ricordato i nuovi accordi con India, Cina, Mercosur, Australia e molti paesi asiatici.
Interno: spumanti in forte crescita
Sul mercato interno, il primo trimestre 2026 nella GDO registra per il vino un leggero calo in volume (-1%) ma una crescita in valore (+2,2%), con gli sparkling wine in forte accelerazione (+8,7%), un trend che dura da oltre 5 anni. I distillati mostrano un rimbalzo (+2,9% in volume), trainati dagli aperitivi alcolici e soda.
Albiera Antinori, a capo della Federvini Vino, ha commentato: “La situazione è complicata. Le difficoltà negli USA non sono attribuibili solo ai dazi, perché il trend è generale. I dazi sono arrivati in un momento in cui il dollaro era debole, la catena distributiva americana mostrava crepe e il potere d’acquisto americano era in calo. Il mercato USA resta fondamentale ma non può essere sostituito.”
Fuori casa e nuove tendenze
Nel canale fuori-casa, il mercato del consumo totale ha chiuso il 2025 con un valore di 102 miliardi di euro. Il 55% dei clienti nei ristoranti di alta gamma dichiara di consumare “sempre” vino o spumante. Cresce l’interesse per vini biologici e naturali (apprezzati dal 62% dei 18-24enni) e per vini a basso tenore alcolico o analcolici.


