Notti tropicali ed estati torride: le nuove sfide della viticoltura trentina tra caldo e opportunità

Notti tropicali ed estati torride: le nuove sfide della viticoltura trentina. «Il caldo porta anche opportunità come il minor uso di fitosanitari»

«Il cambiamento climatico è in atto e ci si deve comportare di conseguenza». Maurizio Bottura, dirigente della Fondazione Edmund Mach, non ha dubbi: «Ogni annata preserva una storia a sé, ma è ormai appurato che anche nella viticoltura siamo entrati in una nuova era».

Notti tropicali ed estati torride con massime superiori alla media stanno ponendo nuove sfide ai viticoltori trentini. Le annate sono sempre più precoci: anche quest’anno il gran caldo è arrivato già a giugno, come nel 2022, mentre il 2024 e il 2025 erano stati caratterizzati da piogge più frequenti. Una variabilità che richiede grande capacità di adattamento.

Il lato positivo: meno fitosanitari

Il caldo, però, non porta solo svantaggi. «Assistiamo a una minore necessità di prodotti fitosanitari — spiega Bottura — dal momento che le malattie che colpiscono i vitigni sono solitamente favorite da pioggia e umidità. Le poche precipitazioni, come si sta verificando quest’anno, possono tradursi in una buona annata».

Una nota positiva che va però letta con cautela: «Fino a un certo punto — precisa Bottura — perché sarà necessario attendere luglio e agosto. Negli ultimi anni abbiamo assistito a situazioni altalenanti, con il rischio grandine sempre all’orizzonte. Sono gli eventi estremi le problematiche maggiori».

Il Trentino: un territorio privilegiato

La varietà delle temperature in Trentino e l’altitudine possono tutelare i vitigni legati alla produzione dei vini bianchi. Le cantine stanno investendo in celle frigorifere per conservare gli acini subito dopo la raccolta, una tecnologia che si rivela sempre più strategica. La vendemmia inizierà già i primi di agosto per lo Chardonnay, in particolare per gli spumanti, mentre per gli altri vitigni si attende intorno a Ferragosto — circa due settimane prima rispetto al passato.

Per fronteggiare gli eventi estremi, i produttori possono contare su reti antigrandine e su numerose misure agronomiche specifiche per ogni tipo di terreno ed esposizione, che incidono su irrigazione e sfogliatura. «Per tutto il resto — conclude Bottura — i produttori devono affidarsi alla mitigazione esercitata dal clima alpino e ai vantaggi che offre il territorio trentino».