Vendemmia record in Trentino: Chardonnay e Pinot Bianco raccolti già il 10 luglio, un mese prima del tradizionale calendario
Il cambiamento climatico riscrive il calendario della viticoltura trentina. Quest’anno la raccolta di Chardonnay e Pinot Bianco è prevista per il 10 luglio, seguita dal Pinot Grigio dal 15 luglio — quasi un mese prima rispetto alla tradizione. Un’annuncio che conferma una tendenza ormai consolidata: la vendemmia anticipata all’inizio di agosto è diventata la nuova normalità.
Il Trentino, grazie al suo ecosistema variegato che spazia dai 60-90 metri sul livello del mare di Riva del Garda fino ai quasi 800 metri di altitudine, gode di un vantaggio competitivo rispetto a regioni come Toscana e Sicilia, spesso piegate dalla siccità. I produttori sono sostenuti da realtà specializzate come l’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, la Fondazione Edmund Mach e la Fondazione Bruno Kessler.
Nuove strategie per preservare la qualità
Per preservare l’acidità e l’equilibrio zuccherino delle uve, i produttori hanno dovuto modificare profondamente le pratiche agronomiche. La defogliazione, che un tempo serviva a favorire l’esposizione al sole dei grappoli, oggi deve essere ripensata per prevenire l’eccesso di calore. Diventa inoltre cruciale la refrigerazione degli acini subito dopo la raccolta, una tecnologia in cui molte cantine hanno investito negli ultimi anni.
«Grandine e bombe d’acqua restano una minaccia — racconta Paolo Dorigati, titolare dell’omonima cantina di Mezzocorona —. Il caldo ha solo anticipato la stagione vegetativa. I vini sono più maturi e anche i rossi possono risultare migliori rispetto al passato. Entro certi limiti, il cambiamento climatico rappresenta un’opportunità».
Paolo Endrici, titolare della cantina Endrizzi con oltre 50 anni di carriera, condivide un ottimismo cauto: «Già nell’estate del 2003 ci siamo resi conti del cambiamento. La varietà altimetrica è per noi un vantaggio. I produttori sono ben informati e adottano diverse tecniche per preservare l’uva».
Odori e sapori inediti
I produttori trentini sono convinti che il territorio possa non solo confermare gli standard qualitativi, ma raggiungerne di nuovi, grazie a un clima che offre più opportunità di maturazione e quindi profili aromatici inediti in bottiglia. Tuttavia, il vero problema — scollegato dal clima — resta il calo dei consumi globali: «Mi preoccupano molto di più i 50 milioni di ettolitri di vino della scorsa vendemmia ancora in giacenza — ammette Endrici —. Su questo dobbiamo ancora fare dei ragionamenti specifici».


